Guida INAIL Postura

Guida INAIL Postura

Nella guida l’Inail Back school – neck school (letteralmente “la scuola della schiena”) per mantenere una postura corretta in ambito lavorativo e favorire, quindi, la riduzione di dolori alla schiena e dolori cervicali, l’INAIL fornisce anche le indicazioni pratiche per realizzare (al lavoro) un programma di esercizi fisici per “manutenere” la colonna vertebrale; descrive ed illustra quali siano le posture, i movimenti corretti e gli esercizi che sarebbe opportuno fare se lavoriamo in piedi o se lavoriamo seduti.

In particolare:

se lavoriamo in piedi è importante scaricare il peso sugli arti inferiori e non sulla colonna vertebrale, per cui è consigliabile:

  • mantenere gli arti inferiori leggermente divaricati per distribuire uniformemente il carico su entrambe le gambe
  • mantenere ben allineata la schiena
  • posizionare il piano di lavoro in modo tale che i gomiti siano atteggiati ad angolo retto
  • appoggiare alternativamente i piedi su un rialzo

Videosorveglianza: le novità

La circolare nr. 5/2018 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro fornisce le indicazioni operative sul controllo a distanza dell’attività lavorativa con lo strumento della ‘videosorveglianza’. Nel contempo indica aspetti innovativi le semplificazione dei processi di richiesta e rilascio dei provvedimenti autorizzativi.

La circolare n. 5 del 19 febbraio 2018, ha ad oggetto le <<“indicazioni operative sulla installazione e utilizzazione di impianti audiovisivi e di altri strumenti di controllo ai sensi dell’art. 4 della legge n. 300/1970.”>>

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro fornisce una serie di indicazioni operative che mirano, in conformità ai recenti aggiornamenti normativi in materia, ad adeguare le procedure previste dalla norma alle innovazioni tecnologiche che rendono possibile il controllo a distanza dell’attività lavorativa.

Include indicazioni relative alle modalità di espletamento delle procedure previste dall’articolo 4 della L. 300/1970.

Stabilisce che “l’oggetto dell’attività valutativa, … va concentrata sulla effettiva sussistenza delle ragioni legittimanti l’adozione del provvedimento, tenendo presente in particolare la specifica finalità per la quale viene richiesta la singola autorizzazione e cioè le ragioni organizzative e produttive, quelle di sicurezza sul lavoro e quelle di tutela del patrimonio aziendale.” Ciò rende chiaro che vi sarà una doppia semplificazione: 1. per le aziende – nel processo di richiesta del provvedimento – 2. per gli Istituti Territoriali del Lavoro – nel meccanismo di valutazione delle istanze -.

La circolare in parola rappresenta una forte svolta non solo nell’applicazione della norma, ma, soprattutto, nell’approccio alla stessa. Alla semplificazione dei processi di richiesta e rilascio dei provvedimenti autorizzativi si affianca la volontà di adeguamento ai cambiamenti tecnologici  ed alla responsabilizzazione delle aziende che devono tutelare i propri interessi e rispettare la normativa applicabile. Elemento del tutto coerente con la responsabilizzazione prevista dal Regolamento (UE) 2016/679 in materia di protezione dei dati personali.

 

Chi è il responsabile protezione dati (RPD) e quali sono i nuovi obblighi?

Entro il 25 maggio 2018 va nominato il responsabile protezione dati, eccezion fatta per i liberi professionisti; ecco chi è, i requisiti e i compiti.

Il Regolamento generale per la protezione dei dati (n. 2016/679) è la normativa di riferimento in materia di protezione dei dati. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale europea il 4 maggio 2016, il Regolamento diventa applicabile dal 25 maggio 2018, al fine di consentire la tutela alla protezione dei dati personali inteso come diritto fondamentale delle persone fisiche.

In base a quanto stabilito dal Regolamento, tutti gli enti pubblici e numerosi soggetti privati devono, quindi, provvedere ala nomina del responsabile protezione dati (RPD) entro il 25 maggio 2018.

Responsabile protezione dati (RPD)

Il responsabile protezione dati (RPD), figura introdotta dal nuovo Regolamento, è un consulente esperto e qualificato che affianca il titolare nella gestione delle questioni connesse al trattamento dei dati personali e lo aiuta a rispettare la normativa vigente.

Tale figura, introdotta per la prima volta nel nostro ordinamento dal Regolamento, ma già diffuso in altri Stati membri, ha un ruolo da tenere ben distinto da quello del responsabile del trattamento, che affianca per compiti e responsabilità il titolare stesso.

La nomina

Come stabilito dal Regolamento, il RPD deve essere nominato obbligatoriamente dal titolare del trattamento o dal responsabile del trattamento in una serie definita di ipotesi.

Il ruolo di RPD può essere affidato ad uno dei dipendenti dell’azienda ma può anche essere esterno, affidato a un fornitore di servizi (libero professionista o azienda) tramite apposito contratto, nel qual caso dovrà essere nominato anche responsabile del trattamento. Può essere una persona fisica o un’organizzazione, e può essere nominato per un gruppo di imprese al fine di ridurre i costi.

I requisiti

Per poter essere nominato, il RPD deve essere in possesso di alcuni requisiti, in particolare:

  • deve avere un‘idonea competenza e conoscenza della normativa e della prassi in materia di gestione dei dati personali, anche con riferimento alle misure tecniche e organizzative necessarie per garantire la sicurezza dei dati personali (non è necessario che sia in possesso di attestazioni formali, né che sia iscritto in un apposito albo professionale, ma la frequentazione di un corso di perfezionamento o di un master può essere uno strumento adeguato per dimostrare il raggiungimento di un livello adeguato di conoscenza)
  • deve essere una figura autonoma e indipendente e deve svolgere le sue funzioni in assenza di conflitto di interesse (tale ruolo non potrà quindi essere svolto da soggetti che si trovano ai vertici di un’azienda e che possono gestire o influenzare le soluzioni e le scelte concretamente adottate in tema di trattamento di dati personali)

I compiti

Il responsabile deve controllare il rispetto del regolamento, informare e sensibilizzare i dipendenti sugli obblighi in materia di riservatezza, valutare l’impatto delle attività svolte dall’azienda o dalla Pubblica Amministrazione per cui lavora sul sistema interno di tutela delle informazioni personali.

Fanno parte di questi compiti di controllo svolti dal RPD:

  • la raccolta di informazioni per individuare i trattamenti svolti
  • l’analisi e la verifica della conformità dei trattamenti
  • l’attività di informazione, consulenza e indirizzo nei confronti di titolare o responsabile

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La guida per la sicurezza nell’esecuzione dei lavori elettrici in alta tensione

Dall’Inail la guida con le disposizioni operative per la sicurezza nell’esecuzione dei lavori elettrici in alta tensione: normativa, obblighi, misure di prevenzione

Al rischio elettrico sono esposti sia i lavoratori che che si occupano dell’esercizio, della manutenzione o delle verifiche dei sistemi elettrici, sia coloro che pur non avendo direttamente a che fare con gli impianti, svolgono attività nei pressi di elettrodotti (ad es. potature di piante/attività di cantiere varie).

Al riguardo segnaliamo la guida Inail Lavori elettrici in alta tensione che ha lo scopo di presentare le disposizioni legislative e normative, al fine di ridurre i rischi per i lavoratori addetti agli impianti o che si trovino in prossimità delle parti attive.

Il documento è rivolto, infatti, ai lavoratori che si occupano dell’esercizio, della manutenzione o delle verifiche dei sistemi elettrici di impianti a tensione > 1000 V, nonché ai lavoratori che svolgono la propria attività nei pressi di tali impianti, pur non avendo direttamente a che fare con essi.

Contenuti

Oggetto della guida è la sicurezza sul lavoro in ogni mansione che possa interessare l’elettricità ad alta tensione; la guida passa in rassegna le disposizioni legislative e le norme per esaminare gli obblighi di legge, i compiti e le responsabilità nella gestione dell’impianto elettrico, nonché le verifiche, i DPI, la formazione, i guasti.

I riferimenti di legge sono ovviamente il Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/2008) a partire dal Capo III del Titolo III quindi le norme CEI 11-15 e CEI 11-27 con il recepimento della En 50110-1:2013, il dm 4 febbraio 2011.

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In vigore la UNI ISO 45001:2018

Pubblicata in italiano la UNI ISO 45001:2018 che specifica i requisiti per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro. C’è tempo fino a marzo 2021 per adeguarsi.

Disponibile sul sito UNI la norma UNI ISO 45001:2018, il nuovo standard internazionale per la sicurezza sul lavoro, dal titolo:

Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro – Requisiti e guida per l’uso.

La norma, in vigore dal 12 marzo 2018, contribuirà a modernizzare uno standard datato: adotta e traduce in italiano la norma internazionale ISO 45001, la prima norma ISO implementabile e certificabile sui sistemi di gestione per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Contenuti

La norma UNI ISO 45001 è una norma internazionale che specifica i requisiti per un sistema di gestione per migliorare la salute e sicurezza sul lavoro (SSL).

La norma facilita, in pratica, le organizzazioni nel raggiungimento dei risultati attesi dal sistema di gestione per la sicurezza sul lavoro, ovvero:

  • miglioramento continuo delle prestazioni relative alla sicurezza sul lavoro
  • soddisfacimento dei requisiti legali e di altri requisiti
  • raggiungimento degli obiettivi per la sicurezza sul lavoro

La norma include anche una guida per il suo utilizzo e l’appendice nazionale NA che specifica le chiavi di lettura dei requisiti della norma in applicazione della legislazione nazionale vigente.

La norma sostituisce la OHSAS 18001:2007, ritirata contestualmente alla pubblicazione della ISO.

Le organizzazioni già certificate per OHSAS 18001 avranno 3 anni di tempo per conformarsi alla nuova norma ISO 45001: fino a marzo 2021.

STF ora è più visibile

Con la realizzazione di questo nuovo sito web intendiamo far conoscere ulteriormente la nostra attività, rendere maggiormente visibile il nostro lavoro e la professionalità del team.

Mantenere aggiornata questa finestra sul web vuol dire rendere partecipi i collaboratori, i clienti e gli amministratori pubblici, delle nostre capacità, delle iniziative, delle analisi, ed anche del lavoro quotidiano.

Qui sarà possibile scaricare la brochure dello STF, gli articoli periodici inerenti la salute e sicurezza sul lavoro, le check-list e molto altro, tutto in multipiattaforma, attraverso lo smartphone, il tablet o laptop che sia, perché in qualsiasi istante, possiate seguirci, conoscerci meglio e perché no, divenire nostri clienti, poiché STF è ‘abitudine alla concretezza‘. 

Salute e sicurezza sul lavoro

Il valore aggiunto per la tua impresa

La gestione della salute e sicurezza sul lavoro, comunemente anche detta “sicurezza sul lavoro”, riguarda l’insieme delle misure preventive e protettive da adottare per gestire al meglio la salute, la sicurezza e il benessere dei lavoratori, in modo da evitare o ridurre al minimo possibile l’esposizione dei lavoratori ai rischi connessi all’attività lavorativa, riducendo o eliminando gli infortuni e le malattie professionali.

Gestire al meglio la sicurezza sul lavoro, deve costituire un valore aggiunto per la tua impresa o attività, al fine di una maggiore garanzia per partner e committenti e riduzione dei costi per sanzioni e ammende.

 

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